SVILUPPO DEL BAMBINO...

Obiettivi della Pedagogia Steineriana nella scuola dell’Infanzia
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SVILUPPO DEL BAMBINO….

 La cura e l’attenzione degli educatori per le reali esigenze del bambino, che non sono solo materiali ma anche interiori, lo aiutano a crescere con sicurezza e fiducia e a raggiungere chiari traguardi di sviluppo in ordine alla propria identità, alla propria autonomia e a specifiche competenze.

 Gli obiettivi della Pedagogia Steineriana nella scuola d’Infanzia, mirano a favorire lo sviluppo e l’affinamento delle capacità sensoriali, come strumenti di conoscenza e di creatività. Dai piccoli giochini con le mani, al modellaggio della cera, passando per la regolare attività della preparazione e dell’impasto del pane, tutto è volto allo sviluppo della motricità fine.

 Ogni giorno ha un suo “colore”: i ritmi della giornata sono scanditi in modo da consentire al bambino di vivere un giusto respiro, dando spazio alla vita di movimento per educare volontà ed iniziativa, e sono essenziali per un sano apprendimento che, per natura, avviene inconsciamente e per imitazione.

 Tutto in asilo, dai tavoli agli sgabelli, può assumere forme diverse in base all’impulso creativo del bambino che durante il gioco libero li trasforma in nave o castello, secondo la propria volontà. In giardino, la predisposizione ad arrampicarsi tramite semplici corde e tronchi di alberi, consente loro di potersi sperimentare nei propri limiti, fino ad arrivare ad importanti conquiste.

 Fondamentali sono i canti ed il racconto della fiaba, che incantano il bimbo e lo nutrono nel profondo, permettendogli di sviluppare immaginazione e fantasia.

 In un clima di serena tranquillità, l’educatore trasmette al bambino sicurezza, incoraggia le sue iniziative e sollecita la sua fantasia, è attento alle qualità interiori e all’armonia del suo sviluppo piuttosto che ad acquisizioni standardizzate, con l’obiettivo di far emergere i talenti del bambino.

 Molte ricerche scientifiche ufficiali avvalorano la validità del nostro percorso pedagogico-formativo; dallo scegliere il momento giusto per la maturità scolare, al come e quando portargli incontro le singole materie. 

Tutto nella nostra pedagogia è rivolto a percepire e soddisfare le reali e profonde necessità dei bambini che ci vengono affidati.

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OFFERTA FORMATIVA

Educare o Istruire?

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Riteniamo importante descrivere brevemente alcuni principi generali del nostro essere ed agire pedagogico. Tali obiettivi necessitano di un’ampia intesa e approfondimento all’interno della nostra associazione. L’elaborazione e le ricerche in merito a questi obiettivi sono un compito fondamentale del collegio docenti, ma coinvolgono anche tutti i genitori quali primi educatori dei rispettivi figli e soci della Chiave d’Oro.

Di fatto, la motivazione essenziale che sta a fondamento delle scuole Steiner-Waldorf è quella di poter garantire alla generazione in crescita un percorso formativo che permetta loro di sviluppare un pensiero libero e una volontà forte, per valorizzare le qualità e i talenti nel modo più poliedrico possibile, sostenere eventuali impedimenti e costruire un dialogo aperto con la cultura del tempo, onde raggiungere un inserimento produttivo del singolo nella società e di promuoverela maturazione (del giovane) in termini di autonomia e responsabilità ai fini dell’acquisizione delle competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva” (Linee Guida, MPI, Roma, 21/12/2007, cap. 3).

La disposizione che ha un individuo di attingere dalle proprie sorgenti interiori dipende in larghissima parte dalle cure che gli sono state prodigate in gioventù da parte di educatori ed insegnanti. Compito fondamentale del nostro progetto pedagogico è dunque quello di coltivare le qualità individuali, rendendole feconde per la vita sociale.

In particolare la pedagogia Steiner-Waldorf si propone le seguenti finalità:

-   Favorire l’iniziativa del singolo per il proprio sviluppo e potenziare la capacità di operare scelte consapevoli nell’immediato e nel futuro. Ogni insegnante dovrà quindi rivolgere la propria attenzione a tutti quegli aspetti cognitivi, affettivi ed etici che concorrono alla formazione della personalità dell’allievo avendo cura di creare le premesse per un’armonica crescita del bambino e delle sue facoltà.

-    Accompagnare gli alunni a conoscere in modo sempre più chiaro e approfondito il mondo in cui vivono fino alla comprensione delle relazioni socio-economiche.

-   Consentire a tutti il raggiungimento di una solida preparazione di base e porre le premesse per l’ulteriore “educazione permanente”.

-   Educare ad una convivenza basata su responsabilità, partecipazione, relazioni interpersonali intese nella accezione di solidarietà e di accoglienza nel rispetto della diversità dell’altro.

-  Saper trarre dagli strumenti didattici a disposizione la potenzialità per realizzare il massimo beneficio dell’intervento educativo.

“I sistemi scolastici formali sono spesso giustamente accusati di bloccare la realizzazione personale, imponendo a tutti gli alunni lo stesso modello culturale e intellettuale, senza tener conto in misura sufficiente della varietà dei talenti individuali. Essi tendono a mettere in risalto, per esempio, lo sviluppo delle conoscenze astratte a danno di altre qualità, come l’immaginazione, la capacità di comunicazione, l’attitudine al comando, un sentimento della bellezza e della dimensione spirituale dell’esistenza, le abilità manuali.” Queste parole sono tratte da “Nell’educazione un tesoro”, rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione per il XXI secolo, presieduta da Jacques Delors – 1996. Esse testimoniano che la difficoltà educativa è un problema molto diffuso e generalizzato.

 

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A proposito della Ginnastica Bothmer

Cos’è la ginnastica?
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“Ginnastica è la lotta cosciente dell’uomo contro la caduta, nelle forme più svariate, e porta a condizioni di equilibrio  in continuo mutamento. Questa lotta è una scuola del movimento ad altissimo valore educativo....


Ogni movimento ginnico, cioè libero, si svolge nello spazio e nel tempo. Altezza e profondità, larghezza e lunghezza (la direzione avanti e indietro), non sono dei termini astratti ma sono sentiti come delle forze che collegano l’uomo con lo spazio illimitato.”[1]

 

Resistere alla caduta, trasformarla, ovvero tracciare una strada che riporti verso lo Spirito, è allora riuscire a redimere la natura e resuscitarla, ovvero far si che le forze del Cristo possano agire attraverso di noi, direttamente.

Il percepire le forze che ci sono attorno, attraverso i tre piani (sagittale, frontale e orizzontale), poter sperimentare come ogni piano si leghi alla tripartizione nell’uomo di pensare, sentire e volere, è una esperienza, e ciò che così si impara non si dimentica facilmente.

 

“Dimostrare gli esercizi è meglio che spiegarli”[2]

 

E l’esperienza è lo sperimentare le forze che creano e sostengono il nostro corpo fisico, per cui in determinate posizioni ci si accorge come siano loro a sostenerlo, senza uno sforzo muscolare. Ma questo avviene grazie alle forze eteriche che si attivano grazie ad un esercizio cosciente e prolungato degli esercizi. E si scopre come in realtà siano delle forze esterne a formare il nostro corpo, come Steiner stesso accenna in Antropologia quando parla del sistema degli arti, e di come ciò provenga dal cosmo, che attraverso gli arti ci muove.

 

“Possiamo  scoprire che nei nostri movimenti lo spazio rivela se stesso  quale processo spirituale e che il corpo attraverso il quale noi sperimentiamo lo spazio è esso stesso parte di questo processo.”[3]

Il nostro corpo fa parte dunque dello spazio, del corpo del mondo? E’ forse il mezzo delle forze spaziali per manifestarsi nel mondo fisico?

 

Poi in V classe arriva la ginnastica vera e propria con un lavoro più approfondito di riscaldamento e i cinque esercizi greci.

Se il maestro sviluppa un senso religioso (da religere, ovvero collegare) per le materie può imparare a collegare anche la ginnastica colle epoche, soprattutto se è il maestro di classe a portare la ginnastica.

 

“Noi dobbiamo sapere di nuovo fin dentro nella corporeità ciò che facciamo, dobbiamo imparare di nuovo a conoscere la bellezza segreta del nostro corpo, che può diventare per noi una manifestazione di forze, di mondi, e non restare attaccati a ossa, muscoli, dimensioni, pesi. Essi svaniscono, al contrario della bellezza segreta del nostro corpo che, in vita, costruiamo e portiamo con noi attraverso la soglia della morte e la nuova nascita, perché essa è nata dallo spirito ed è la quintezzenza morale dell’uomo[4].

 

“Per questo il compito del nostro tempo è quello di creare in noi spazio. In questa rivoluzione dello spazio e dei concetti di spazio, io considero compito della ginnastica nel nostro tempo quello di cooperare alla redenzione e resurrezione dello spazio nel tempio del corpo umano”[5].

 

“E noi riconosciamo come lo stare eretto dell’uomo può essere la somma dell’altezza, ampiezza e profondità, che trovano la loro sintesi nella croce. Attraverso lacroce, passandoci attraverso, prendendola dentro se stesso spazialmente, colui che si esercita giunge al punto in cui il movimento esteriore della ginnastica finisce e la sua forza si trasforma e diviene libera nella coscienza[6].

 

Concludendo, nello sport correttamente inteso, al di là di peso, numero e quantità, c’è la possibilità di trovare la reale via interiore per intraprendere una corretta autoeducazione che penetri fin nel corpo fisico, nella volontà. Al di là, ovvero non in opposizione a peso, numero e quantità, ma nel loro superamento, nella trasformazione degli stessi attraverso nuove forze interiori. E posso superare qualcosa solo se prima l’ho affrontato e mi ci sono sporcato le mani,  questo è necessario per  acquisire le forze atte a trasformarlo.

E la ginnastica Bothmer (come anche l’euritmia) è la reale possibilità che ci è stata data di riuscire a varcare la soglia del mondo fisico e percepirvi l’azione dello Spirito attraverso la volontà, qui ed ora, che da esteriore diventa alla fine puro movimento della coscienza.



[1]          F. von Bothmer, Gymnastische… cit.

[2]              F. von Bothmer, Gymnastische… cit.

[3]              F. von Bothmer, Gymnastische… cit.

[4]              F. von Bothmer, Gymnastische… cit. 

 [5]              F. von Bothmer, dimostrazione … cit

[6]              F. von Bothmer, Gymnastische … cit. 

 

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LA PEDAGOGIA WALDORF

Cenni sulla Pedagogia Steiner Waldorf
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L’Antroposofia è un percorso di conoscenza, che guida lo spirito dell’uomo verso lo spirito dell’universo. Nasce negli individui come un bisogno del cuore e del sentimento e trova giustificazione in quanto tentativo di soddisfare un’esigenza interiore. Può essere compresa solo da coloro che vi trovano quello che loro stessi sentono il bisogno di scoprire. Per cui, antroposofi sono quelli che sentono un bisogno essenziale di vita, certi interrogativi sulla natura umana e sull’universo, proprio come uno sente la fame e la sete.”
Rudolf Steiner, Pensieri Principali di Antroposofia, 1904.

Waldorf . Dal nome della prima scuola, nata a Stoccarda nel 1919, su richiesta formulata a R. Steiner da un folto  gruppo di genitori operai della fabbrica di sigarette, “Waldorf-Astoria”, per opera di Emil Molt, direttore, sensibile al tema dell’Educazione. 

Ogni gesto, piccolo o grande che sia, può offrire un  valido contributo all’efficacia di questa straordinaria idea educativa, nella consapevolezza che conoscenza ed esperienza traccino insieme  la via.

Nella vita non ha valore un sapere pronto, me ne ha il lavoro che ad esso conduce; e questo lavoro ha un importanza tutta speciale nell’arte pedagogica.”

(“Educazione e Insegnamento fondati sulla conoscenza dell’uomo” - R. Steiner Ed. Antroposofica).

 
La Pedagogia Waldorf - come accompagna le fasi di crescita rispettando l´antropologia del bambino

Con l´avvicinarsi della maturità scolare il bambino si approccia al mondo in modo nuovo: diventa 
fondamentale l´esperienza del bello. Ritmo e immaginazione sono le porte che lo condurranno al risveglio del pensiero logico, fino a quando il mondo comincerà a venirgli incontro in tutta la sua complessità. Gli sarà così possibile avvicinarsi in modo sempre più consapevole ai grandi fatti della storia e alle leggi della fisica, al meraviglioso mondo della geometria e dell´astronomia. Tutto gli viene sempre presentato partendo dalla pratica, nell´esperienza e in modo artisticamente conformato. Al maestro, che guiderà i bambini con autorevolezza per tutto il ciclo degli otto anni, si affiancheranno altri insegnanti specializzati in singole materie, che porteranno nei loro ambiti gli stessi elementi del piano di studi.


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UNA GIORNATA DI SCUOLA

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 La giornata di scuola inizia con una parte ritmica in cui il bambino potrà risvegliare membra e mente e imparare con tutto il corpo. Italiano, matematica, storia, geografia, scienze vengono trattate continuamente per più settimane nelle prime due ore della giornata, in una alternanza di "epoche" dedicate. Si raggiunge così una maggiore padronanza degli argomenti trattati. Le attività artistiche, linguistiche, manuali e motorie, che richiedono un ritmo preciso e una pratica costante, vengono portate nella seconda parte della mattinata dai maestri di materia. Musica, pittura, modellaggio, lavoro manuale, disegno di forme, ginnastica Bothmer e Euritmia ( arte che collega i movimenti corporei alle leggi che sono alla base del linguaggio e della musica), sono esperienze artistiche che nutrono le forze vitali del bambino, educano al rispetto, alla cura e al senso estetico e sociale, sviluppano la manualità fine e i processi logici.

Le lingue straniere, inglese e spagnolo, vengono insegnate da maestre madrelingua nella stessa modalità in cui il bambino ha appreso la lingua madre: l´imitazione. Partendo dalle filastrocche nelle prime classi si arriva alla letteratura nelle classi superiori e dalla lingua parlata alla comprensione della struttura grammaticale.

Queste sono le opportunità che diamo ai nostri figli. Questa è la nostra scuola, il nostro albero dalle radici possenti.

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DAL DIARIO DI UN MAESTRO

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A PROPOSITO DI ARITMETICA - DAL DIARIO DI UN MAESTRO

 “Scoprendo attitudini particolarmente deboli in aritmetica… sarà bene che ai bambini deboli in matematica si aggiunga un’ora o mezz’ora di euritmia o di ginnastica… Si cerchi di inserire il numero nei movimenti ginnici, e anche in quelli euritmici, in modo che, muovendosi, il bambino si costretto a contare. Si vedrà che questo avrà successo. L’ho sperimentato più volte”. [1]

 Nella mia esperienza di maestro, ho incontrato diversi bambini con problematiche di coordinazione, lateralizzazione e, più in generale, con difficoltà a percepire il proprio corpo. Spesso a tutto questo si associava debolezza nel contare, fare operazioni e nel seguire processi logici ordinati e strutturati.

 In questa ottica mi sono state di grande aiuto le parole di Rudolf Steiner perché, lavorando con il movimento, affiancato alla parola e alla didattica, ho raggiunto notevoli miglioramenti negli alunni. Infatti, poiché la matematica si manifesta anche nel nostro corpo fisico, solo riuscendo a compenetrarlo pienamente, soprattutto attraverso l’esperienza, possono essere colte le sue verità oggettive.

 Steiner precisa altrove come noi impariamo a contare:

“In realtà noi contiamo inconsciamente con le dita, dall’1 al 10 con le dita della mano, mentre 11, 12, 13, 14… con le dita dei piedi. Ciò non è visibile, ma lo si fa fino a 20. E ciò che in questo modo si fa nel corpo, nella testa si riflette soltanto. La testa sta sempre solo a guardare. La testa nell’uomo è veramente soltanto un organo che rispecchia ciò che fail corpo. Il corpo pensa, conta; la testa è solo una spettatrice…” [2]

 Quindi, se arriviamo fino in fondo a questi pensieri, possiamo interrogarci su quel che sappiamo o crediamo di sapere: la vera saggezza non sta solo nella nostra memoria razionale intellettiva, la vera saggezza è impressa nelle nostre membra e va risvegliata e portata alla luce. La parola rimembrare rappresenta bene quest’attività. Infatti mentre il pensiero è quiete, nell’azione si è del tutto in gioco, ci si compromette, si attraversa il Rubicone. La frase “il dado è tratto” di Giulio Cesare, non è solo un pensiero, è anche un’azione, un impulso per far si che altri trovino lo stesso coraggio e determinazione nell’agire.

 Pertanto è importante che i bambini si sperimentino nel fare, finché poi un giorno, da adulti, abbiano la possibilità di rimembrare tali verità, ovvero tirarle fuori dalle membra facendole risalire alla memoria attraverso un lavoro cosciente. Agendo noi andiamo a fissare fin nel nostro corpo fisico, quella memoria o esperienza.

 Il maestro avrà ben lavorato se avrà posto nel bambino azioni sane e giuste, come semi che il bambino da grande potrà risvegliare.

 

[1]       R. Steiner, Arte dell’educazione III. Conversazioni di tirocinio e conferenze sul piano di studi, ed. Antroposofica, 1980. II edizione, 1996, conferenza del 29 agosto 1919, pagg. 94-95.

[2]   R. Steiner, L’arte dell’educazione sulla base della comprensione dell’entità umana, o.o. 311, conferenza del 16   agosto 1924. 

 

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OLIMPIADI

In onore degli Dei, per la pace tra gli uomini
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Ogni anno gli allievi delle V classi delle scuole Steiner-Waldorf d’Italia (ma anche di quelle fuori dal territorio nazionale) si danno appuntamento per sperimentare insieme le attività atletiche previste nelle Olimpiadi, con cui hanno già preso dimestichezza durante le lezioni di ginnastica. 

 

Non si tratta di una gara, bensì di un’opportunità per i ragazzi di vivere una salutare relazione con le forze dello spazio, del gesto armonico e del confronto leale attraverso le cinque discipline del pentathlon dell’Antica Grecia: corsa, salto in lungo, lotta, lancio del disco, lancio del giavellotto. 

 

I fanciulli, provenienti dalle scuole, compongono le “poleis”, ciascuna delle quali  è coordinata da un insegnante; qui incontrano i coetanei delle altre scuole con i quali condividono le fatiche, le imprese e le gioie della manifestazione. 

Organizzare le olimpiadi richiede costanza nell’iniziativa, nella ricerca di un obiettivo comune e della miglior soluzione per condurre i ragazzi in una vera esperienza olimpica, ricca di nuovi incontri, nel movimento, nella condivisione e nel confronto.

 I greci vivevano il gesto olimpico nella ricerca della bellezza, nell’armonia e nella relazione con gli dei. Questo è ciò che si vuole far riviere ai nostri atleti.


Perché in quinta classe

In quinta classe il fanciullo (10-11 anni) che si avvicina ad una delle soglie della sua crescita,  la pubertà, è ancora in un momento di solare armonia corporea e sociale. Per l’ultimo anno, prima dell’allungamento degli arti, dello sviluppo della muscolatura e degli impulsi improvvisi dell’anima, vive ancora in uno stato di gioiosità e purezza, ancora in seno agli dei; non però in modo sognante (primo settennio), ma con le forze dell’individualità destatesi con il “passaggio del rubicone” (nove anni).

Ora, a livello scolastico, diviene maturo per affrontare nuovi argomenti, quali la geografia nazionale, la botanica e soprattutto la storia. Egli comincia l’anno studiando  la fine della civiltà atlantidea, e percorre le grandi civiltà antiche (India, Persia, Mesopotamia, Egitto) fino all’età ellenistica.

Nel cuore della Grecia classica si sviluppò la Ginnastica, un’arte del movimento vivente in cui ancora operavano le forze divine.

In seguito le Olimpiadi hanno avuto un lungo periodo di inattività fino a risorgere recentemente (1896), gettando i presupposti dell’epoca odierna.

Il ragazzo di quinta classe perciò vive totalmente nell’atmosfera greca, nel proprio corpo e nella propria interiorità rievoca le conquiste proprie di quella civiltà: l’armonia, la plasticità, la bellezza, la filosofia, la razionalità. Ne è coinvolto soprattutto il suo sistema cardio-circolatorio e del respiro che a quest’età regolarizza il ritmo che sarà proprio dell’età adulta.



A
 maggio del 2016 il Parco Archeologico di Paestum (l´antica Poseidonia) con grande entusiasmo e collaborazione, ha messo a disposizione i propri spazi per ospitare i giochi e le cerimonie di apertura e chiusura delle nostre olimpiadi.
In questa meravigliosa cornice le scuole Waldorf di Latina, Roma, Firenze, Brescia e Bolzano si sono incontrate vivendo insieme una indimenticabile esperienza.

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L´EURITMIA

Arte del movimento
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Euritmia è un´arte di movimento creata da Rudolf Steiner agli inizi del ‘900, e sviluppata successivamente da Marie Steiner von Sivers, sua moglie, per rendere visibile le leggi universali che vivono nella parola e nella musica.

Infatti, partendo dalla visione naturalistica di Goethe, che considerò la pianta come metamorfosi della sua foglia, Steiner si basò sull’osservazione scientifica dell’essere umano e individuò il suo sviluppo come una metamorfosi della laringe che pertanto, in euritmia, esprime il suo linguaggio attraverso il movimento del corpo. Allo stesso modo nell’euritmia musicale si riproducono le proporzioni esistenti tra i “toni” e negli “intervalli” secondo i medesimi rapporti visibili nello scheletro dell’uomo.

"L´arte, - sosteneva Goethe -, è una rivelazione delle leggi segrete della natura. Senza l´attività artistica esse non potrebbero mai giungere alla nostra coscienza."

I movimenti sono ricondotti all’intero essere umano per fare in modo che si esprima secondo le leggi cosmiche da cui discende e di cui è la manifestazione.

 Quando nel 1919 venne fondata la prima scuola Waldorf, l’Euritmia, oltre a proporre agli studenti il suo valore artistico, si arricchì di tutti gli strumenti pedagogici necessari per farne una delle materie fondamentali del piano di studi, tant’è vero che viene portata avanti dagli asili fino alla 12ma classe.

L’Euritmia affianca le materie e gli argomenti d’insegnamento, portando nel movimento creativo gli elementi del piano di studi.    

                              
           
        

Insegna ai ragazzi a orientarsi nello spazio e a configurare i movimenti corporei in modo che possano esprimere al meglio la loro vita interiore. Inoltre, praticando l’euritmia in gruppo, si affinano le capacità sociali e si impara  a interagire armonicamente con gli altri,  risvegliando quelle capacità di ascolto oggi così compromesse dal vivere convulso della nostra epoca.

Quando l’euritmia pedagogica si rivolge ai bambini dai 3 ai 7 anni tutti i movimenti assumono l’aspetto di giochi, in rapporto con la natura, con il  ritmo delle stagioni e delle feste; si accompagnano a poesie, racconti o fiabe che nutrono la fantasia di immagini poderose grazie al principio dell’imitazione, riprodotto dal bambino così come egli lo percepisce.

        

La mobilità interiore risvegliata dall´euritmia rinforza la vita dell’anima, permettendo alle forze di pensiero di trasformarsi in impulsi volitivi sulla base di un sentire sano ed equilibrato

 

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P.O.F. E P.E.I.

P.O.F. Piano dell´Offerta Formativa
Elementi introduttivi al piano di studi - Classi I - VIII
P.E.I. Progetto Educativo Primo Ciclo
Fondamenti della Pedagogia Steiner-Waldorf
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